I viaggi del cuore  (la piccola sara..)

 

Scritto e ideato da montesi maria Antonietta (njara)

 

 

… e tutto ebbe inizio cosi una mattina..ma no forse era di pomeriggio…bhè ma cosa importava poi quando tutto era cominciato…di sicuro si sapeva che tutto era cominciato..poi se fosse stato il primo aprile alle dieci o il dodici ottobre alle ventuno a chi sarebbe importato?? A sara non di sicuro..una piccola sara che se ne stava appoggiata con il ventre alla parete come a sostenere un peso che da sola non sarebbe stata capace di reggere.

..era incinta di nove mesi…e non lo sapeva nessuno…ahahah che ridere pensò la ragazza mentre pensava che a saperlo in fondo erano in due..lei e il suo bambino che di li a poco sarebbe nato..e lei era sola…non un compagno di strada…non un’amica a cui rivolgere il pensiero e perché no magari un aiuto insperato…ma di amici sara non ne aveva..oh si compagni di scuola quelli tanti..ma erano compagni non amici..e lei dalla scuola se ne era andata prima che comparissero i segni evidenti di una gravidanza non desiderata.

..e i suoi genitori!??..bhè mamma e papà erano gli unici che ancora le parlassero..loro sapevano…sapevano e tacevano..e con il silenzio ed in silenzio l’avevano accompagnata in quel luogo cosi lontano dalla civiltà..una piccola casa di campagna di proprietà della famiglia dove nessuno mai andava proprio perché era troppo lontana dal paese.

..accese il televisore..la voce distratta della conduttrice di turno le giunse ovattata e fastidiosa dentro le orecchie…spense il monitor senza pensarci due volte..poi lo riaccese in un convulso di compagnia.

…guardò il telefono...non suonava…le sarebbe piaciuto che suonasse..che qualcuno la chiamasse magari solo per due chiacchiere stupide e insulse…ma no..quello stramaledetto telefono non suonava mai…mai mai mai mai!!!!

..lo scaraventò con il pensiero oltre il cancello…lo stesso cancello che in quel momento sara stava osservando da dietro i vetri di una finestra con le tendine rosse.

…oddio che obbrobrio quella casa..antica..o di stile antico…vecchia..o di stile..vecchio.

ma sara vecchia non era..aveva solo diciassette anni e tanta voglia di volare di vivere di giocare di saltare..ma…era troppo grossa e troppo ingombrante per poter fare quelle cose…e si rassegnò in quell’istante…si rassegnò a vivere quella vita lontana da sguardi indiscreti e maligni…si proprio cosi aveva detto sua madre quando le aveva comunicato che l’avrebbero portata a vivere quella maternità in campagna…lontana da sguardi indiscreti e maligni.

…ma cosa avrebbero poi avuto da malignare o da essere indiscreti...lei ci si era trovata incinta…mica l’aveva cercato quel bambino..e poi anche l’avesse cercato…perché gli altri dovevano giudicarla??! Perché gli altri dovevano dirle come vivere la sua vita??!

..si scostò da quelle tendine sara..piano piano le abbassò come in un riverbero di sole a primavera…ma primavera non era..l’estate era lontana..perlomeno dal cuore di sara che incominciò una marcia avanti e indietro sul pavimento di parquet tirato troppo a lucido.

Mille pensieri le sovrastavano la mente..mille ricordi di quel pomeriggio trascorso con Filippo in riva al mare…era estate..un’estate pazzesca..calda come non mai…ma sara ci stava bene in quel caldo..sara ci stava bene quel pomeriggio fra le braccia di Filippo che le diceva cose dolci e mai udite..che le accarezzava le spalle in modo strano e perpetuo…che le diceva..

Ti amo piccola sara..

E sara si era fermata dietro quel ti amo sussurrato al suo orecchio come una dolce nenia di natale…Filippo era più grande di lei…filippo era il primo uomo che le aveva fatto battere il cuore in quel modo strampalato e assurdo..Filippo era…

Sposato…ti sei scelta un uomo sposato…ma che diavolo ti ha detto la testa si può sapere sara?!?

..si era fatta ancora più piccola se fosse stato possibile..le parole urlanti di sua madre cozzavano ora contro i ricordi dolci che il cuore le portava parlandole di Filippo.

..ma Filippo era sposato..e questa era stata una realtà con cui sara aveva dovuto fare i conti..lei non lo sapeva all’inizio di quegli sguardi che si erano concatenati in un attimo…lei lo vedeva giovane allegro spensierato…e per lei non poteva essere sposato…non si può essere allegri giovani e spensierati quando si è sposati…e sara non gli aveva chiesto nulla…se non l’età e il nome…ventiquattro aveva risposto lui…e Filippo era il suo nome.

…biondo alto bello come un principe azzurro scaturito da una fiaba..e sara aveva iniziato a sentire un leggero vortichio di farfalle che non trovavano il loro fiore…ma poi..

..si erano frequentati assiduamente lei e Filippo…lontano sempre da sguardi indiscreti..soprattutto quelli dei genitori di lei…non voleva sara che lo vedessero e sicuramente che lo giudicassero..non voleva sentir da loro nessuna domanda che l’avrebbe messa in condizione di dover rispondere dentro un imbarazzo da interrogatorio da esame..ma poi..

…ah se glielo avessi detto..se solo glielo avessi lasciato vedere..forse mi sarei risparmiata tutto questo..sicuramente mi avrebbero impedito di frequentarlo..magari avrebbero preso informazioni ed io avrei saputo..

..si mise la giacchina sulle spalle a mo’ di pittore incerto…sollevò le tendine e guardò fuori..

vide una palla rotolare dentro il suo giardino…era una palla bicolore…rossa e arancione..guardò quel movimento fluido e se ne innamorò.

…poi lo vide..vide un ragazzetto di dodici…forse tredici anni che al di la delle sbarre guardava la sua palla battendo i pugni sul ferro.

..non ci pensò due volte..infilò la porta e andò incontro a federico…

…ciao..è tua la palla..?!?!

…meno male c’è qualcuno…pensavo di dovermi arrampicare sul cancello..mi ridai la palla per favore?!?

Aveva la voce dal suono un po’ strano..rauco ed incerto ma allo stesso tempo vero e reale..e sara se ne innamorò..

Non c’erano farfalle nel suo stomaco..non c’erano voli di rondini o battiti inarrestabili..solo un dolce suono di pace e di armonia..e sara di quella sensazione si innamorò.

…come ti chiami??!

Federico e tu?!?

…non c’erano stati spazi in quella domanda cosi contraccambiata..non c’era scortesia o disattenzione…e sara s’innamorò di quel gesto di quel momento di quell’attimo fatto di scambi personali ma cosi impersonali nel contempo.

…sara…mi chiamo sara…troppi spazi in quella risposta..troppi momenti di attesa e forse anche di disattenzione…una tenera ma quanto mai complicata disattenzione verso l’unico essere di cui davvero le doveva importare..se stessa.

…ma sara era una se stessa sconosciuta e forse troppo attenta a quell’essere se stessa per forza o per caparbietà..e allora ecco il gesto..ecco il momento..una mano attenta e amorevole si accarezzò la pancia senza troppa enfasi..solo per la spontaneità di un gesto molto poco consumato.

Sara mi chiamo sara e aspetto un bambino anzi è quasi ora che nasca..e la risata nacque naturale.

Un albero gigantesco e poco curato da mani umane li accolse entrambi sotto la sua ombra…due voci si unirono in un immane chiacchiericcio del cuore..un chiacchiericcio che non preludeva ad altro che a stare bene dentro quelle voci dentro quell’armonia che un giardino trascurato portava con se.

L’imbrunire li avvolse..la palla ai loro piedi li guardava fra il becero e il divertito..sara non aveva voglia di alzarsi..federico invece scattò in piedi all’improvviso..raccolse la palla e girò le spalle verso il sole che stava calando.

..me ne debbo proprio andare..è stato bello parlare con te..è stato bello stare con te..ma quanti anni hai??!

Si accorse sara in quel momento che non si erano scambiati nulla di personale..non l’età…non un minimo cenno storico sulle loro vite a parte il nome..e questo non le dispiacque..lei cosi abituata  a presentarsi a tutti con la manina tesa come un piccolo militare attento alla guardia del forte.

…diciassette e tu?!

Tredici..quasi quattordici ed ora me ne vado altrimenti chi la sente la mamma..ciao sara..a domani.

..infilò il cancello…poi si girò e buttò la palla oltre di esso..

è tua..te la regalo..e se ne andò.

Sara raccolse la palla…era calda…sapeva di sole e di cose antiche…ne aspirò l’odore..poi se la mise sottobraccio e si incamminò verso casa..l’indomani avrebbe rivisto federico…e chissà forse avrebbero giocato un po’ con quella palla cosi colorata..e si sarebbero divertiti chiacchierando giocando e facendo merenda.

Si chiuse l’uscio alle spalle..mancava poco meno di una settimana al parto…e sara di restare sola in quella casa non ne aveva più voglia ne desiderio se mai voglia e desiderio ne avesse avuti.

Alzò il ricevitore…formò un numero.

Mamma..manca poco ormai ed io sono stanca di starmene qui da sola..non ho fatto nulla di male..non porto colpe o vergogne..non voglio più scusarmi per qualcosa che mi è successa o che forse domani mi succederà..dillo anche a papà…dillo a tutta la famiglia se vuoi…io sono nauseata di parlare a chi non mi ascolta.

Depose la cornetta sulla forcella…il telefono fece un rumore sordo ed ovattato..sara ripensò a federico..guardò la palla ai suoi piedi poi accarezzandosi la pancia sussurrò sottovoce una nenia da favola…una musica sconosciuta cominciò a danzare sotto i suoi occhi..e mentre continuava a canticchiare pensò al suo bambino…e alla palla che lo attendeva felice insieme a lei.

 

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